Quella che vi proponiamo, è una graduatoria delle squadre di Serie A, classificate per valori attuali. Il tutto è chiaramente molto provvisorio, dato che il calciomercato è in pieno svolgimento e da qui al 31 agosto (data di chiusura dello stesso) avverranno molteplici cambiamenti in seno ad ogni compagine. Tuttavia, proviamo a fare un bilancio di questo primo scorcio di campagna trasferimenti, analizzando il valore di ogni singola squadra ed ipotizzando una realistica griglia di partenza per la stagione 2009-2010.
1. INTER: forza fisica, qualità tecnica, personalità. La squadra nerazzurra è, ad oggi, la più completa del nostro campionato. I big apparentemente destinati a partire, Maicon ed Ibrahimovic, sono rimasti. E in più, sono arrivati due ottimi elementi quali Thiago Motta e Diego Milito. Mourinho ha affermato di desiderare qualcosa di diverso, di migliore. Onestamente, in un periodo così difficile per le finanze del calcio italiano, trovare una squadra più attrezzata dell’Inter ci risulta impossibile. Probabilmente, lo Special One aspettava una telefonatina da un certo Florentino…che non è arrivata. Sarà costretto a fare le nozze con quelli che, lui ritiene, siano fichi secchi. Povera stella.
2. JUVENTUS: squadra indubbiamente migliorata rispetto all’anno scorso, grazie a due innesti di primo livello quali Diego e Felipe Melo. Grandi acqusti, che rendono la Juve momentaneamente più forte del Milan. Tuttavia, la Vecchia Signora continua a soffrire dei problemi post calciopoli. In alcuni ruoli, non sono stati ancora trovati i degni eredi dei campioni usciti di scena in quella pazza estate. In difesa ci si affida di nuovo al vecchio (e non più solidissimo) Cannavaro, con l’assenza di terzini di grande livello. In attacco c’è la grana Trezeguet. Qualora non fosse ceduto, il francese riuscirà a tornare il bomber implacabile di un tempo? Infine, c’è l’incognita Ferrara. Allenatore che, peraltro, non ha il vanto di essere stato la prima scelta del club, inizialmente intenzionato ad ingaggiare il romanista Spalletti.
3. MILAN: pesantissima la cessione di Kakà, che declassa in terza posizione una squadra già peraltro in affanno da tempo. La strategia societaria, per quest’anno, è quello che è. Onerosi esborsi di denaro? Nada de nada. Si va avanti nel rispetto e nella cura di un bilancio evidentemente in rosso, affidandosi ad un allenatore giovane (Leonardo) e sperando che egli riesca a tirar fuori il meglio da una squadra un po’ logora. In ogni caso, il solo acquisto dell’americano Onyewu è davvero poco. Si attende un buon nome per l’attacco, ed in pole position al momento c’è Luis Fabiano. Ma non vi è dubbio che anche gli altri reparti necessitino di qualche ritocco. Di buono? Il ritorno a pieno regime di calciatori del calibro di Nesta, Kaladze, Gattuso e Borriello. Risorse alle quali il Milan (soprattutto “questo” Milan) non può permettersi di rinunciare.
4. ROMA: mercato praticamente paralizzato da una situazione societaria imbarazzante. La Roma, società sana ed in attivo da anni, è costretta ad arrancare a causa dei debiti della propria controllante, la Italpetroli. La tifoseria appare esausta dinanzi ad un immobilismo irritante, sul fronte campagna acquisti e su quello della comunicazione, gestita malamente da una proprietà invisibile. In mezzo a tutto ciò, una squadra sulla carta ancora straordinariamente competitiva. Mexés-De Rossi-Totti: la struttura base non è stata sfaldata. In più, tanti talenti in attesa di esplodere (Ménez, Cerci, Guberti). E’ prevista una cessione importante (probabilmente quella di Vucinic), ma il lavoro del confermato Spalletti può consentire ai propri ragazzi di raggiungere risultati importanti. Sempre che l’ambiente riesca a ritrovare un’adeguata compattezza, e a concentrarsi esclusivamente sulle situazioni di campo. Presupposto fondamentale.
5. FIORENTINA: un attacco formidabile unito all’esperienza e alla bravura di Cesare Prandelli. Son queste le prerogative che mantengono ancora la Fiorentina al primo posto, nella particolarissima classifica delle “non” grandi. Tra la delusione dei tifosi, che attendevano l’estate 2009 come quella che avrebbe dovuto lanciare definitivamente i viola verso un’altra dimensione. Quella superiore. E invece, scarsi risultati dal mercato in entrata ed una cessione pesantissima, quella di Felipe Melo alla Juventus. Un affronto per la tifoseria, una grave menomazione per una squadra sempre pronta a spiccare il volo, ma costretta ogni estate a ricominciare da capo.
6. PALERMO: Walter Zenga l’ha sparata grossa, non c’è dubbio. Ma è altrettanto chiaro ed evidente come questo Palermo sia in grado di far male a tutti. L’uomo ragno è il tassello che mancava, il tecnico di personalità in grado di gestire al meglio i rapporti con il pittoresco presidente Zamparini. Il quale peraltro ha svolto un buon lavoro sul mercato. Nessuna cessione illustre, e due arrivi interessantissimi dall’Argentina: il centrocampista Bertolo e (soprattutto) ”El Flaco”, Javier Matias Pastore. Con una rosa competitiva ed un tecnico ambizioso, in casa rosanero è vietato porre limiti alla provvidenza.
7. GENOA: mercato completamente pazzo, all’insegna delle cessioni illustri e degli acquisti a go go. Sostituire tre mostri sacri quali Ferrari, Thiago Motta e Milito non sarà semplice. Ma la permanenza in panchina di un tecnico come Gasperini garantisce continuità al lavoro delle ultime due stagioni. Al “Gaspero” sono affidati compiti affascinanti. Uno su tutti, riportare Hernan Crespo ai fasti di un tempo. Il che consentirebbe al pubblico genoano di rimuovere brevemente dal cervello il ricordo del “Principe”. Mistero Acquafresca: un giocatore così al Genoa non avrebbe fatto comodo? E allora perché sbolognarlo all’Atalanta?
8. NAPOLI: campagna acquisti scintillante, con una serie di ottimi giocatori sbarcati sotto il Vesuvio: De Sanctis per la porta, Campagnaro e Zuniga per la difesa, Cigarini per il centrocampo e Quagliarella per l’attacco. In più, confermati tutti i big: Lavezzi ed Hamsik in primis. Anche se, nel caso del “Pocho”, le polemiche in merito ad un suo possibile addio non sono certo mancate. Materiale umano di primo livello, quindi, con una grande incognita: Roberto Donadoni. Il primo impatto con la piazza napoletana, avvenuto lo scorso anno, non è stato dei migliori. Riuscirà, l’ex CT della nazionale, a reggere la pressione di un ambiente così caloroso? E soprattutto, la società saprà tutelarlo a dovere?
9. UDINESE: una partenza importante (quella di Quagliarella) e molte probabili. Di Natale al Parma? D’Agostino alla Juve, o addirittura al Real? Per il momento, solo chiacchiere. La realtà è un’Udinese sulla via della continuità, con Pasquale Marino al terzo anno consecutivo sulla panchina friulana. Organico di primo livello, contenente al suo interno interessantissimi giovani, di ogni nazionalità. I più celebri, Asamoah e Sanchez, sono attesi alla stagione della consacrazione. Gli altri (Orellana, Cuadrado etc.) avranno l’opportunità di ribadire le eccezionali abilità degli attivissimi talent scout in dote al club.
10. LAZIO: rispetto all’anno scorso ci sono due certezze in più (Matuzalem e soprattutto Zarate), due nuovi acquisti (il portiere Bizzarri e l’esterno Eliseu), due veri e propri separati in casa (Pandev e Ledesma) ed un allenatore nuovo. Proprio su Davide Ballardini sono riposte tutte le speranze della tifoseria biancoceleste, smaniosa di veder la propria squadra finalmente uscire da un preoccupante anonimato. Il gruppo va arricchito e completato, in particolar modo per ciò che concerne un parco riserve assai magro. Claudio Lotito, e la sua Lazio, quest’anno non devono sbagliare.
11. SAMPDORIA: il solito discreto gruppo blucerchiato, al quale sembra sempre mancare qualcosina. Inspiegabile la cessione di Campagnaro, leader del gruppo e simbolo per la tifoseria. Discreti gli innesti di Zauri e Mannini per la fascia sinistra, sperando che non venga smantellata la super coppia offensiva formata da Cassano e Pazzini. Fra le migliori del campionato. Dubbi sull’allenatore. In quella che poteva essere l’estate giusta per il ritorno a Genova di Roberto Mancini (peraltro molto amico di Fantantonio), è stato scelto un tecnico di esperienza ma dallo scarso palmares. Luigi Del Neri, suo malgrado, ha sempre fallito in piazze prestigiose (vedi Roma e Palermo). Quella di Marassi, per lui, sarà una prova senza appello.
12. CAGLIARI: una rosa sostanzialmente confermata in blocco (eccezion fatta per Acquafresca, sostituito dall’interessante Nené, capocannoniere dell’ultimo torneo portoghese) ed una grande certezza: la presenza in panchina di Massimiliano Allegri, vera e propria star di questo Cagliari. L’anno scorso, fu la rivelazione della stagione. Quest’anno, per lui è quello della verità. Se riuscirà a confermarsi, guidando la compagine sarda al raggiungimento di un nuovo importante piazzamento, egli entrerà di diritto nella ristretta rosa dei migliori tecnici italiani. Noi, ovviamente, glielo auguriamo. E immaginiamo anche Cellino.
13. ATALANTA: se l’allenatore funziona, è una squadra che può stupire. Angelo Adamo Gregucci è l’unica incognita di questa nuova Atalanta, orfana di Cigarini e Floccari ma assai astuta a reperire pezzi importanti sul mercato. L’ex mister del Vicenza ha già avuto un’esperienza nella massima serie, in quel di Lecce, che si è rivelata pressoché disastrosa. Ora arriva l’occasione del riscatto, e senza risultati all’altezza non saranno accettate scusanti. Gli arrivi di Barreto, Caserta, Tiribocchi e Acquafresca arricchiscono l’organico bergamasco, rendendolo completo ed interessante. Se tutto dovesse girare a dovere, l’Europa League potrebbe non essere solo un sogno.
14. CATANIA: un altro allenatore giovane, e pressoché sconosciuto. Gianluca Atzori si affaccia alla Serie A con personalità e motivazione, consapevole di avere tra le mani una squadra più che dignitosa. La squadra etnea ha lavorato molto bene sul mercato, provvedendo ad ingaggiare giocatori molto interessanti, confermando i migliori della rosa. L’ex palermitano Andujar sarà il nuovo portiere, il giovane Bellusci promette bene per la difesa, Barrientos e Delvecchio garantiranno qualità e solidità al centrocampo. Il resto, dovrà farlo il solito “genietto” Mascara, atteso all’ennesima stagione contraddistinta da grandi giocate. Quelle che “infiammano” il Massimino.
15. SIENA: la bella favola del Siena in Serie A (che dura ormai dal 2004) ha scritto, a giugno, una delle pagine meno edificanti. La lunga polemica tra la società e Marco Giampaolo ha assunto contorni assai spiacevoli. Il club ha accusato il tecnico di volersi dare alla fuga, portando via dalla squadra i giocatori più importanti. Dal mister, risposte vaghe e contraddistinte da un consapevole imbarazzo. Quando ha appreso di essere rimasto senza valide opportunità alternative, ha scelto di restare in Toscana facendo di necessità virtù. La squadra? Discreta, certamente in grado di salvarsi, qualora lo stesso Giampaolo dimostrasse la medesima determinazione dell’ultima stagione.
16. PARMA: i gialloblù tornano in Serie A con tante speranze, ma anche alle prese con una dura realtà. La squadra si sta pian piano formando, con l’aggiunta graduale di discreti calciatori. Al momento, certamente, i buoni propositi di Tommaso Ghirardi sono rimasti nel cassetto. Nedved? Di Natale? Panucci? Grandi campioni, che avrebbero potuto dare un volto diverso a questo nuovo Parma. Per ora, sono arrivati solo giocatori giovani e di prospettiva. Adeguati all’obiettivo salvezza, ma non ancora idonei al raggiungimento di traguardi più prestigiosi. A meno di super imprese del sempre bravo Francesco Guidolin.
17. CHIEVO: la splendida (ed inattesa) salvezza ottenuta nell’ultimo torneo è stata un’altra bella pagina della storia di questa società. Solita umiltà, mercato intelligente gestito a fari spenti. La filosofia clivense si ripete anche in vista del prossimo campionato, che ancora una volta avrà tra le protagoniste l’intraprendente cenerentola scaligera. Forte di un tecnico bravo e meritatamente confermato (Di Carlo) e di una squadra che difficilmente perderà i propri elementi cardine. Su tutti, quel Sergio Pellissier arrivato persino in nazionale.
18. BOLOGNA: prima le chiacchiere legate alla vicenda Moggi, poi le contestazioni feroci dei tifosi alla famiglia Menarini, in terza battuta le prime timide mosse di mercato in entrata. Il Bologna, attualmente, vive un momento di confusione e di scarsa serenità generale. L’ambiente non ci sta, vorrebbe assistere ad una crescita della squadra che tarda ad arrivare, a causa di un mercato che per ora ha proposto solo la conferma di Di Vaio e l’arrivo di un paio di discreti giocatori. Per la salvezza, ci si affiderà all’esperienza dell’infallibile Papadopulo. Ma per qualche obiettivo maggiormente ambizioso, si dovrà sperare in un miracolo.
19. LIVORNO: il recentissimo ritorno in Serie A dei labronici, giunto al termine dei playoff, è stato immediatamente seguito da una serie di eventi burrascosi, nel miglior Spinelli style. Prima la vicenda legata al tecnico, con Gennarino Ruotolo costretto all’affiancamento di un allenatore col patentino, in attesa di acquisirlo in prima persona. Successivamente, il grottesco caso di Cristiano Lucarelli. L’ex capitano avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza per un nuovo importante ciclo amaranto nella massima serie. Era tutto fatto, ma tutto si è bloccato. Senza un valido perché. La squadra, ovviamente, ora come ora necessita di rinforzi.
20. BARI: e pensare che fino ad un mese fa, la squadra pugliese si poneva come interessantissima candidata al ruolo di rivelazione del campionato. Altri tempi. Antonio Conte, giovane e rampante tecnico, è andato via improvvisamente lasciando tutti di stucco. Con lui, ma ancor prima, ha fatto le valigie Stefano Guberti, vero e proprio protagonista della promozione in A dei “galletti”. Il direttore sportivo, Giorgio Perinetti, ha trovato una soluzione assai discutibile per la sostituzione di Conte, ossia Giampiero Ventura. Tecnico esperto, soprattutto in esoneri. La squadra, poi, è un vero e proprio cantiere aperto. Tanti giovani, più o meno interessanti, ma tutti apparentemente acerbi. Per il momento, il Bari (dominatore dell’ultimo torneo cadetto) occupa la desolante ultima fila. Certo, se Conte fosse rimasto…
Alessio Nardo
Ottima analisi.,..bravo…
Riccardo Troiani
Sportcity
grazie!!