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	<title>Campionato Serie A - Calcio e Calcio Mercato &#187; Football Historia</title>
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	<description>Blog sul campionato Serie A, ma non solo, calcio mercato e risultati di calcio, calcio internazionale e tanto altro.</description>
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		<title>Ronaldo, storia di una leggenda</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;E&#8217; un po&#8217; come una prima morte&#8221;.</em> Crudo l&#8217;accostamento, ma ci sta. Suona bene, anzi male. Perché il momento dell&#8217;addio al calcio è sempre duro da affrontare per chi lo vive. Se poi parliamo di calciatori e uomini speciali, vere leggende viventi, allora lo shock è ancor maggiore. Come la morte, il ritiro è inevitabile. Prima o poi deve arrivare, anche se per qualcuno la vita agonistica sembra non finire mai. Per Javier Zanetti, ad esempio, che a 38 anni è ancora un pilastro insostituibile dell&#8217;Inter. O per Rivaldo, che ad anni 39 ha scelto di rimettersi in discussione abbandonando la pensione del Mogi Mirim per giocare nel San Paolo, una delle squadre più prestigiose del Brasile. Dici Rivaldo e ti viene in mente Ronaldo. Coppia da favola di fine anni novanta e inizio duemila, campioni che hanno fatto storia. Il primo, quasi 40enne, fisico scultoreo. Il secondo, &#8216;appena&#8217; 34 anni e mezzo, afflitto da un peso enorme e costretto all&#8217;addio. Il Fenomeno se ne va, con qualche rimpianto, lasciandosi alle spalle un passato glorioso. Leggenda, storia del futbol, emblema di un&#8217;era. Ripercorriamo la carriera di uno dei più grandi campioni di sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronaldo-1994.jpeg" title="ronaldo 1994"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-24940" title="ronaldo 1994" src="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronaldo-1994-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>GIOVENTU&#8217; ED ESPLOSIONE &#8211; </strong>I primi ricordi ci riportano indietro di quasi diciassette anni. Era il 1994, mondiali statunitensi, ed un giovane pargolo ancora minorenne assisteva dalla panchina al trionfo del Brasile di Carlos Alberto Parreira. Uno squadrone con Dunga capitano e il duo Romario-Bebeto a menar le danze e trascinare la Seleçao al quarto trionfo della sua storia. Il rigore spedito alle stelle da Roby Baggio diede il via all&#8217;estasi verdeoro. Nel vortice festante intravedemmo lui, Ronie, 17 anni e mezzo. Totalmente Ignari di cotanto futuro. Campione del mondo in così verde età, solo a Pelé riuscì. E nel cuore dei brasiliani, il vero erede di O&#8217;Rey era lui, Luiz Nazario da Lima. Il Fenomeno, esploso nel successivo triennio tra PSV Eindhoven e Barcellona. Fu la Catalogna a consacrare il talento cristallino di un marziano: veloce, fisicamente agile e potente, geniale e dotato di tecnica accostabile solo ai più grandi di sempre. Di Stefano, Maradona e ovviamente Pelé. All&#8217;alba del 1997, la nuova star del calcio mondiale divenne lui anche grazie alla meritata vittoria del Pallone d&#8217;Oro. Un successo che lanciò Ronie nell&#8217;olimpo degli Dei del futbol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTER, L&#8217;INIZIO DEL CALVARIO &#8211; </strong>Dalle parti di Milano un uomo fu <a href="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-lazio.jpeg" title="ronie lazio"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-24941" title="ronie lazio" src="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-lazio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>illuminato dall&#8217;idea del secolo: strappare Ronaldo al Barça. Impresa impossibile? Macché. Quell&#8217;uomo era Massimo Moratti, e un assegno di 48 miliardi di lire bastò per far valere la clausola rescissoria presente all&#8217;interno del contratto del calciatore. Dopo anni di vacche magre, l&#8217;Inter potè finalmente abbracciare l&#8217;arrivo di un campionissimo. Ronie fu accolto da Re e divenne in breve tempo idolo assoluto della platea nerazzurra. L&#8217;inizio della gloria? Non proprio. Certo, il fuoriclasse di Rio trascinò i compagni al successo di Parigi in Coppa Uefa contro la Lazio (primo trofeo dell&#8217;era morattiana), ma in campionato le cose non andarono bene, col famoso scudetto &#8216;scandalo&#8217; vinto dalla Juve anche grazie al famoso rigore non concesso da Ceccarini (per fallo di Iuliano proprio su Ronaldo) nello scontro diretto di Torino. In più, come non ricordare il mondiale seguente. Francia 1998, la finale persa a Saint Denis sotto i colpi di Zidane. Un match che Ronie non avrebbe dovuto giocare per problemi di salute (convulsioni accusate la notte precedente) e che invece giocò. Ovviamente male, offrendosi in pasto alle critiche dei media di tutto il mondo. Malinconica e memorabile l&#8217;immagine del campione che, tornato con la squadra in aereo dalla Francia, scese le scalette del velivolo visibilmente appesantito e affaticato. L&#8217;inizio del disastro. La sfortuna decise di colpirlo a più riprese: il 21 novembre 1999, in occasione di Inter-Lecce, si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Cinque mesi di stop e il rientro in campo il 12 aprile 2000 nella finale d&#8217;andata di Coppa Italia con la Lazio a Roma: sei minuti e di nuovo dramma. Ronie tentò uno scatto dei suoi ma crollò a terra tenendosi il ginocchio, urlando e piangendo dal dolore e dalla disperazione. Tendine rotuleo nuovamente in frantumi. Carriera finita, pensarono tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-2002.jpeg" title="ronie 2002"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-24942" title="ronie 2002" src="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-2002-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>RINASCITA E TRADIMENTI &#8211; </strong>Ci vollero infiniti mesi di tempo, lavoro, pazienza e speranza prima di rivederlo di nuovo abile e arruolabile. Ronie, pur frustrato dal dolore e dalla sfortuna, decise di non mollare e proseguì il suo cammino con l&#8217;auspicio di non essere già ex a soli 24 anni. Dopo un lungo periodo di assenza dai palcoscenici, rieccolo di nuovo nella stagione 2001-2002. L&#8217;Inter di Hector Cùper, il mister argentino che assistette di persona al lento e graduale recupero del Fenomeno. Il suo rientro avvenne in una fredda trasferta a Brescia e fu immediato il ritorno al gol. Un momento magico, poetico, forse illusorio. Ronie era tornato ma non del tutto. Il suo fisico non poteva ancora offrire garanzie dopo quasi due anni di stop. Tra contratture, stiramenti e stop improvvisi, il calvario del fuoriclasse continuò sino a fine stagione. Nell&#8217;ultimo segmento di campionato, Ronaldo ritrovò continuità e partecipò alla scalata tricolore dell&#8217;Inter sino all&#8217;infausto pomeriggio del 5 maggio contro la Lazio. Un inatteso 2-4 che polverizzò i sogni tricolori di un&#8217;intera tifoseria. Fece epoca l&#8217;immagine di Ronie in panchina, perso tra le lacrime. Ma il riscatto arrivò, roboante e rumoroso. Mondiali di Corea e Giappone 2002, il ct brasiliano Luiz Felipe Scolari lasciò a casa l&#8217;idolo Romario ma puntò sul ritrovato campione nerazzurro. Il trio Ro-Ri-Ro (Ronaldinho-Rivaldo-Ronaldo) trascinò la Seleçao al successo iridato numero cinque nella storia. Fu il Fenomeno il grande protagonista con otto gol all&#8217;attivo, due nella finalissima di Yokohama contro la Germania di Rudy Voeller. Un successo che gli garantì il secondo Pallone d&#8217;Oro e ne consacrò il ritorno ai massimi livelli. I tifosi interisti si lustrarono gli occhi, ma dovettero subire una doccia gelida. Nell&#8217;agosto successivo, Ronie ottenne quanto richiesto a Moratti: la cessione al Real Madrid. Un tradimento mai perdonato dalla gente nerazzurra al figlio prediletto. Seguirono quasi cinque stagioni al Bernabeu (con in mezzo un deludente mondiale tedesco), imponenti nei numeri individuali ma con due soli trofei all&#8217;attivo. E intanto, pian piano, il corpo del campione inziò ad acquisire chili su chili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DEFINITIVO DECLINO &#8211; </strong>Il tradimento bis si consumò nel gennaio 2007,<a href="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-corinthians.jpg" title="ronie corinthians"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-24943" title="ronie corinthians" src="http://www.campionatoseriea.net/wp-content/uploads/2011/02/ronie-corinthians-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> quando Ronaldo, all&#8217;età di 30 anni e mezzo, stanco e stufo dell&#8217;esperienza madrilena, decise di cambiare aria tornando in Italia. Dove? Al Milan di Ancelotti. Un affare che suscitò scandalo tra i tifosi dell&#8217;Inter, increduli dinanzi alla totale incuranza del Fenomeno riguardo il suo passato. Cinque anni in nerazzurro cancellati dal fascino del Diavolo. E indimenticabile resta il derby meneghino dell&#8217;11 marzo 2007: sotto la curva dei suoi ex tifosi, Ronie realizzò il gol del momentaneo 1-0 mostrando polemicamente le orecchie ai &#8216;contestatori&#8217;. Per la cronaca, il derby lo vinse l&#8217;Inter grazia alla rimonta firmata da Cruz e Ibrahimovic (altro futuro &#8216;traditore&#8217;). L&#8217;esperienza rossonera del fuoriclasse brasiliano sembrò procedere bene, ma il 13 febbraio 2008 la sfortuna tornò a colpirlo con veemenza: durante la partita Milan-Livorno, Ronie accusò la rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Altri pianti, altro dramma. Stavolta non a lieto fine. La carriera europea del campione finì lì, Berlusconi e Galliani decisero infatti di non rinnovargli fiducia e contratto. Dopo il lungo periodo di convalescenza, ecco il ritorno in campo. In Brasile, la terra prediletta, con la maglia del Corinthians. Uno spettacolo sempre più triste e malinconico: Ronie grasso, irriconoscibile rispetto agli inizi della sua carriera. Un altro giocatore, seppur sempre delizioso e incantevole sotto il profilo tecnico. Un paio d&#8217;anni di gol e sofferenze, l&#8217;addio preannunciato da mesi e infine consacrato in un pomeriggio di febbraio dei 2011. &#8220;<em>Ciao a tutti, la mia storia finisce qui&#8221;.</em> Un romanzo da tramutare il lungometraggio. Se lo meriterebbe. Nell&#8217;attesa, ci limitiamo ad un profondo e commosso saluto. Arrivederci Fenomeno.</p>
<strong>Alessio Nardo</strong>

<em>alessio.nardo@libero.it</em>]]></content:encoded>
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