In un’intervista rilasciata a “Rivista Romanista”, il direttore sportivo giallorosso Daniele Pradè rivela il suo più grande rimpianto in materia di mercato: Diego Milito. L’attaccante argentino sarebbe potuto arrivare nella Capitale nell’estate del 2008, per la modica cifra di otto milioni di euro. Ma sul più bello, la Roma abbandonò la pista legata al ‘Principe’: “Il mancato acquisto di Milito è il mio più grande rimpianto – dice Pradè - Lo avevamo in mano, poi decidemmo che come centravanti sarebbe stato sufficiente Totti e cambiammo strategia. E l’argentino finì al Genoa”.
Il dirigente rivive alcuni momenti della sua carriera alla Roma: “Lavorare per la Roma è stato il coronamento di un sogno. Di momenti brutti ce ne sono stati. Con Cassano arrivammo allo scontro fisico, Chivu, Mexes e Panucci si schierarono subito dalla mia parte. Totti per le cinque giornate di squalifica e Panucci per l’insubordinazione di Reggio Calabria sono stati quelli che hanno pagato le multe più salate”. Su Rosella Sensi: “È molto simile al padre. E’ esigente, grintosa, determinata, sempre presente. Le devo moltissimo. Capello? Lavorare con lui mi ha fatto crescere subito. Da lui ho imparato molto, anche ad archiviare ogni informazione sui giocatori visionati. Ora vedo almeno due dvd al giorno di calciatori”.
Pradè parla di Spalletti: “La mia prima scelta da dirigente è stata Spalletti: in ballo c’era anche Zeman, ma tutti abbiamo scelto Spalletti. Con lui il rapporto è finito come finisce un amore. Certo, il suo colloquio con Abramovich ci diede fastidio. L’unico rimpianto è che forse il rapporto andava interrotto prima. Mourinho? Ci ha fatto un bel complimento. Stiamo molto attenti alle spese e sappiamo giocarci i nostri jolly. La bellezza della città funziona sempre. Solo con la moglie di Zè Roberto non funzionò”.
Alessio Nardo
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