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L’editoriale di Luca Parmigiani

Ci sono aiuti e aiuti. L’aiuto che il giovane Okaka dà alla Roma prima della sua partenza per Londra destinazione Fulham ha un valore enorme per tutto l’ambiente giallorosso: lo splendido gol di tacco infatti permette alla squadra di Ranieri di vincere una partita che si era maledettamente complicata e di portarsi al secondo posto in classifica insieme al Milan. Okaka ha appena 20 anni ma il suo nome circola nel mondo del calcio già da parecchio tempo: sia dai tempi delle giovanili quando sotto età giocava nelle squadre più grandi sia nell’ambiente della prima squadra, con la prima presenza in Europa nell’autunno 2005, quando il giovane Stefano aveva appena 16 anni. Il primo gol in A lo segna a Siena il 17/09/2006 quando, entrato a un quarto d’ora dalla fine al posto di capitan Totti, realizza il gol definitivo dell’ 1-3.  E come un grande gioco del destino, sarà ancora il Siena a regalare a Stefano una gioia enorme: segnare di tacco sotto la Sud un gol decisivo, proprio nel giorno dell’addio. Infatti il trasferimento in prestito di Okaka al Fulham era già stato formalizzato da tempo, ma mister Ranieri aveva chiesto di poter tenere il numero 89 almeno fino a domenica vista la contemporanea indisponibilità di quasi tutto il reparto offensivo: Totti, Toni, Vucinic e Menez erano k.o. per infortunio. Okaka è rimasto in panchina fino al 60’ quando poi ha sostituito Brighi per affiancare un pallido Baptista in avanti. Il suo gol da tre punti è il più bel regalo che potesse fare alla piazza romana per continuare a cullare sogni di gloria e sfruttare dei pareggi di Milan, Juve e Napoli per allungare così in classifica. Il giovane ora andrà a fare esperienza in un campionato affascinante come la Premier League; l’augurio è che a Londra il talento di Okaka possa finalmente consacrarsi con la speranza di essere considerato al suo ritorno a  Roma non più solo un giovane, ma una risorsa concreta per la rosa giallorossa. C’è  poi un altro tipo di aiuto e in questa casistica rientra il “favore” che l’arbitro Saccani aveva concesso alla malata Juventus. La Vecchia Signora, con in panchina per la prima volta Zaccheroni, stava facendo una gran fatica per piegare una Lazio che arrivava a Torino come una squadra condannata al patibolo. A metà secondo tempo ecco il rigore inesistente concesso ai bianconeri per un fallo visto soltanto dall’arbitro Saccani su Del Piero. E’ vero che non siamo ai tempi di Calciopoli, che Moggi non c’è più nella dirigenza juventina(anche se non è mai scomparso dal mondo del calcio- ma non era stato radiato?), ma a molti quel rigore è sembrato un aiutino dato a una squadra che doveva obbligatoriamente vincere per risollevare il morale e le sorti della classifica. La Juventus stava giocando male, una squadra attanagliata dalla paura, che attaccava con la forza dei nervi ma senza una precisa idea di gioco e quel rigore “generosamente” concesso da Saccani sembrava la fine di un incubo. Invece così non è stato: Mauri ha pareggiato i conti e forse è stato giusto così: se la Juve si deve rialzare, è giusto che lo faccia con le proprie gambe e non con una decisione arbitrale. Ma forse è chiedere troppo al nostro calcio…..
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