Il latino è il suo forte, la moralità nel calcio il suo scopo da perseguire ad ogni costo. E la Lazio? Un bel giocattolo, da smontare e rimontare in continuazione. Fino all’esaurimento. Questa è la vita di Claudio Lotito, uno dei personaggi più pittoreschi e controversi che l’Italia del pallone abbia mai avuto. Un facente parte della banda dei “vulcanici”. Ma se i vari Zamparini, Cellino, Preziosi e compagnia cantante godono dell’appoggio pressoché incondizionato delle proprie tifoserie, Lotito si trova sempre più solo contro tutti. Son passati ormai sei anni dal suo avvento in società. In cuor suo, se potesse tornare indietro, eviterebbe di inoltrarsi in un percorso così duro e ripido. O forse no. Le particolarità del personaggio Lotito son proprio queste: il consapevole autolesionismo, il masochismo sfacciato, l’abilità quasi strategica nel ficcarsi nei guai. E’ stato lui, con il suo modus operandi, a sviluppare questa spaccatura con i tifosi. Uno squarcio enorme, che rischia di non avere precedenti nella storia del calcio. Viaggiando nell’etere romano, risulta evidente la frustrazione del tifo laziale, che lancia accuse chiarissime. La più pesante parla di “attentato alla Lazio e alla lazialità”. La gente è in rivolta, e rimprovera a Lotito di tutto. Dalla pessima comunicazione alla strampalata gestione tecnica, passando per le speculazioni edilizie riguardanti la costruzione del nuovo stadio. E lui, il presidente, che fa? Un passo indietro? Una pubblica ammissione di colpa, con tanto di scuse ai tifosi? Assolutamente no. In una recente intervista rilasciata al ‘Tempo’, egli si è espresso in questi termini: “Vendere la Lazio? Mai! Nemmeno se arrivasse una buona offerta. Sono pronto a farmi ammazzare”. La linea di Lotito è chiara, ed evidenzia un’ostinazione fuori da ogni logica. Basterebbe così poco per ricucire lo strappo. Una parola, una frase, un invito pubblico a placare gli animi. Giammai. Non è avvenuto in sei anni, perché mai dovrebbe accadere ora. La storia prosegue, con tre entità che viaggiano parallele nel mondo Lazio: la tifoseria, che tenta disperatamente di mandare messaggi all’esterno tramite scioperi condivisi quasi all’unanimità; la squadra, sempre più invischiata nei bassifondi della classifica; e la società, rappresentata da un solo uomo al comando, sempre più solo e detestato. Un uomo chiamato Claudio Lotito. Colui che ha fatto a pezzi la lazialità.
Alessio Nardo
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