IL MERCATO, voto 6,5: un profondo restyling in seno alla squadra, l’autentica rivoluzione del neo presidente Sergio Porcedda. A farne le spese è stato anche il povero Franco Colomba, al lavoro un’intera estate salvo esser silurato alla vigilia della prima giornata di campionato. Cose da calcio italiano. E’ arrivato Malesani, ma la prima partita ufficiale (al Dall’Ara contro l’Inter) ha visto l’improvvisato Paolo Magnani strappare un punto d’oro. Merito, come detto, del cambiamento. Via alcuni vecchietti illustri (Zenoni, Marazzina, Adailton), dentro giovani a profusione. E immediata è giunta la ventata di freschezza. Nulla di eccezionale. Il nuovo gruppo rossoblù ha bisogno di crescere e imparare. Ma la qualità c’è, e va attesa. Dietro si è cambiato molto con Esposito, Cherubin, Garics ed un binario sinistro rimodellato dagli arrivi di Rubin e Morleo. A centrocampo il colpaccio Diego Perez, assieme a lui i giovani Ekdal, Krhin e Radovanovic. In avanti, salutato non senza qualche rimpianto ‘el panteron’ Zalayeta, si è puntato tutto sul promettente Meggiorini. Sperando che i gol salvezza non debbano arrivare sempre e solo da Di Vaio.
IL MODULO: nel match pareggiato 0-0 contro l’Inter, Magnani si è sbizzarrito in un coraggioso 4-1-4-1, aggressivo ed efficace. Nerazzurri sottoposti ad una gara d’impegno e attenzione massima, pena un pizzico di lucidità utile a vincer la partita. Malesani è tecnico offensivo, spregiudicato, di certo non un amante del difensivismo ad ogni costo. E’ probabile che all’inizio cerchi di impostare un modulo equilibrato: un 4-3-1-2 assai congeniale alle caratteristiche degli elementi in rosa. Viviano in porta è una garanzia: in difesa scatta il giochino del ballottaggio. Favoriti Portanova e Moras (il greco reduce dal mondiale) al centro, ma occhio a Britos e al neoacquisto Cherubin. Andrea Esposito è il jolly, utile su ambedue le fasce e anche in mezzo. A destra c’è Garics, altro elemento duttile (può fare tutta la fascia, sino a spostarsi all’ala), con Buscé alle spalle. Sul binario opposto è probabile la presenza pressochè fissa dell’ex Toro Rubin, con Morleo vice stabile. A centrocampo ruoterà tutto attorno al carisma e alla qualità di Diego Perez, l’uruguagio titolarissimo della Celeste in Sudafrica, uomo di geometrie e sostanza. Un pilastro, ciò che mancava alla mediana rossoblù. Malesani potrà optare su gente d’esperienza come Mutarelli e Mudingayi o giovane e fresca, vedi Ekdal e Krhin. Senza sottovalutare i due baby Della Rocca e Siligardi, già in campo contro l’Inter. Si parlava di Di Vaio, ed è normale. L’uomo gol, il capitano, l’anima del Bologna. Meggiorini può essere un partner interessantissimo, ma dovrà migliorare molto in zona gol (solo cinque centri lo scorso anno a Bari). Anche perché Gimenez è ormai a tutti gli effetti un fantasista, e alternative affidabili e di qualità sembrano mancare. A meno che l’eterna promessa Paponi non sbocci e lo spagnolo Gavilan non si riveli un asso nella manica.
LA STELLA: Marco Di Vaio, nato a Roma il 15 luglio 1976. Una lunga vita da bomber di razza, trascorsa a realizzare gol decisivi e indimenticabili. Fu importante per la Juve di Lippi d’inizio anni duemila, e da quando è arrivato a Bologna (estate 2008) è divenuto l’anima carismatica della squadra. Trentasei gol in sessantanove partite: due salvezze consecutive autografate Super Marco. Il quale, anche quest’anno, sarà chiamato all’ennesimo lavoro difficile ma essenziale.
FORMAZIONE TIPO (4-3-1-2): Viviano; Garics, Portanova, Moras, Rubin; Ekdal, Perez, Mudingayi; Gimenez; Di Vaio, Meggiorini. All.: Malesani
Alessio Nardo
alessio.nardo@libero.it























































