Chissà se un giorno inventeranno il “campionato mondiale di calcio per continenti”. Del resto, di competizioni bizzarre ne vediamo parecchie ultimamente. Ma forse, un quadrangolare estivo tra selezioni di Europa, Sudamerica, Africa e Asia si rivelerebbe più interessante della Confederations Cup, un semplice “mondialino” e nulla più. I grandi campioni del pianeta messi a confronto in un pacchetto ravvicinato di partite, fino a decretare il continente numero uno al mondo. E magari, avremmo la possibilità di assistere ad una sorpresa clamorosa. Chi si aspetterebbe una finale annunciata tra la selezione europea e quella sudamericana, potrebbe restare a bocca aperta dinanzi all’esponenziale crescita del calcio africano. Perché oggi, un’ideale rappresentativa del continente nero farebbe venire i brividi a qualsiasi avversario. Dall’esplosione di George Weah, nel pieno degli anni novanta, l’Africa non ha smesso mai di evolversi dal punto di vista calcistico. Per compiere l’ultimo passo, che la proietterebbe allo stesso livello di Europa e Sudamerica, servirebbe un miglioramento sostanziale nel reparto difensivo. Innanzitutto, mancano dei grandi portieri. L’ex promessa del Camerun, Idriss Carlos Kameni, non ha fatto il salto di qualità che ci si aspettava, assestandosi su livelli di normalità. Ma è la difesa in generale a dover migliorare. Oltre ai due ivoriani Emmanuel Eboué e Kolo Touré, da anni protagonisti in Premier League, c’è poco altro. Molti elementi promettenti, tra i quali i due terzini sinistri Boka (dello Stoccarda) e Taiwo (del Marsiglia) non sono mai usciti del tutto dal loro guscio. Da metà campo in su, il potenziale aumenta a dismisura. A centrocampo spicca una forza atletica che sfiancherebbe qualsiasi avversario. Impressionante la lista dei nomi. In ordine più o meno sparso troviamo l’ivoriano Yaya Touré del Barcellona, i maliani Momo Sissoko (Juve) e Seydou Keita (Barcellona), i ghanesi Michael Essien (Chelsea), Kwadwo Asamoah (Udinese) e Sulley Muntari (Inter) ed il nigeriano Obi Mikel del Chelsea. Si può trovare di meglio a livello qualitativo, ma dal punto di vista atletico nessun altro reparto riuscirebbe a reggere un simile urto. Tra le linee di centrocampo e attacco manca un vero prototipo del moderno fantasista. Tale parola non è ancora presente nel dizionario del calcio nero. L’unico giocatore che ha provato ad interpretare al meglio tale ruolo, segnatamente il nigeriano Jay Jay Okocha, non si è dimostrato efficace a grandissimi livelli. Sul piano della qualità, come abbiamo già detto, si deve crescere. Non sul piano della forza fisica, come testimonia anche il ricco elenco di prime punte nel menù “attaccanti”. I primi due nomi saltano agli occhi di tutti. Ci riferiamo ovviamente all’interista Samuel Eto’o e all’ivoriano del Chelsea Didier Drogba. Una coppia da paura! Ma spaventa ancor di più un reparto che vedrebbe la presenza (anche) di un certo Emmanuel Adebayor ( testa matta ma quanto è forte!) e del maliano Kanouté, sempre efficace sotto porta. Del resto, analizzare la forza e la qualità dei calciatori europei e sudamericani, ci sembrava scontato. Occhio all’Africa, signori. In dieci anni ha fatto passi da gigante, è arrivata ad insidiare seriamente le superpotenze storiche del calcio. Probabilmente non vedremo mai un mondiale per continenti, ma a giugno assisteremo a quello ben noto per nazioni. E dato che si gioca proprio lì, nella “terra degli Afri“, non ci stupiremmo se arrivasse il primo (storico) trionfo di una squadra nera. Potrebbe essere l’inizio di una nuova era calcistica.
Alessio Nardo