Esistono domeniche perfette. Senza sbavature, senza intoppi. Quelle domeniche in cui anche un errore si tramuta in positività. Totò Di Natale e Julio Sergio sembrano avviare le loro rispettive sfide sotto una cattiva stella, salvo poi asfaltare tutto e tutti. Bene loro, bene la Genova del calcio che ritrova finalmente due squadre al top. Non si può dire lo stesso di Roma, alle prese con il dramma sportivo della Lazio, ferita ed umiliata da quel Maxi Lopez inseguito sul mercato e poi “lasciato” in mano al Catania. E a Milano? C’è chi vola, nonostante le marachelle di Balotelli, e chi ha fatto il suo ingresso nel tunnel della sonnolenza. Dalla sconfitta per 2-0 nel derby, del Milan si son perse le tracce. Chi è sempre fra noi è la violenza nuda e cruda di alcune frange del tifo italiano, unita all’incapacità dello stato di garantire un minimo di sicurezza all’interno dei nostri stadi. Poveri noi.
ANTONIO DI NATALE voto 10 – Chi poteva essere se non lui, napoletano doc, ad infliggere la prima sconfitta in campionato a Walter Mazzarri. C’è poco da fare, quando Totò è in giornata risulta pressoché inarrestabile. Al “Friuli”, pronti e via: sesto minuto, calcio di rigore per l’Udinese. De Sanctis eroico respinge la conclusione di Di Natale per poi arrendersi sul tapin immediato. Il Napoli reagisce, pareggia e resiste sino agli ultimi minuti della ripresa. Fino al nuovo show di Totò, che si esibisce in due specialità della casa: gol in acrobazia al 91′ ed in contropiede al 93′. De Biasi respira e l’Udinese gode grazie al suo straordinario capitano e capocannoniere.
JULIO SERGIO BERTAGNOLI voto 9 – Il portierino brasiliano (solo Gillet del Bari è più basso di lui, in Serie A) sembra confermare i suoi piccoli impacci d’inizio 2010, andando a respingere goffamente un sinistro di Vargas nei primi minuti di un Fiorentina-Roma spettacolare. Ma per il popolo viola è la più crudele delle illusioni. Lo scorso anno, con Artur in porta, finì 4-1. Stavolta tra i pali c’è Julio Sergio Bertagnoli, l’uomo ragno giallorosso, una delle più belle rivelazioni recenti del nostro torneo. L’ex miglior terzo portiere del mondo sfodera una prestazione delle sue, divenendo muro invalicabile per gli sfortunati assaltatori viola. Ci provano tutti: da Vargas a Jovetic, passando per Gilardino. Niente da fare. Julio è insuperabile. La Roma vince e ringrazia il suo fido protettore.
GENOA E SAMPDORIA voto 8 – Difficilmente la Genova del calcio tornerà a lottare per lo scudetto, almeno nel futuro prossimo. Troppo lontane le super potenze del nord, dal punto di vista economico e tecnico. Ma rispetto al tribolato passato, questa città sta vivendo un piccolo grande sogno. Da ormai tre anni, entrambe le squadre liguri sono in A da protagoniste. E il ché fa colore, regalandoci uno dei derby più belli e sentiti d’Europa. E se da una parte Giampiero Gasperini continua a forgiare il suo Grifone, dall’altra Gigi Delneri sta recuperando la Samp dopo un periodo di crisi. Senza Cassano? Poco importa, i risultati sono lì a dimostrarlo.
MAXI GASTON LOPEZ voto 7 – A Natale, il centravanti argentino era praticamente un giocatore della Lazio. Poi, Lotito scelse Floccari ma non abbandonò definitivamente la pista Lopez. Per un suo arrivo sarebbe servita la cessione di uno fra Rocchi e Cruz. Dopo tante chiacchiere, Maxi fu abbandonato dal club biancoceleste e costretto a “ripiegare” sul Catania. E il calcio, si sa, è pronto ad offrire la migliore delle rivincite. Lazio-Catania, vero e proprio spareggio salvezza, un match da cardiopalma. La storia è presto scritta: i neoacquisti laziali stentano, Maxi Lopez si fa trovare pronto sull’unica palla buona in area. 1-0 e tutti a casa. La peggiore delle mazzate per Lotito, la più saporita delle vendette per l’ex attaccante del Barça.
MORGAN DE SANCTIS voto 6 – Il traguardo era lì ad un passo: superare il proprio record personale di imbattibilità in Serie A. Ma sì, i calciatori a queste cose non tengono. Per loro è importante solo la squadra. Chiacchiere. Sotto sotto, il buon Morgan non vedeva l’ora di assaporare il momento speciale, direttamente sul campo di Udine. E invece, destino beffardo, proprio il suo ex stadio ne ha stoppato ambizioni e aspirazioni. Sarebbero bastati nove minuti di gioco. E invece, puntuale come una condanna, al 6′ è giunto il primo gol dell’Udinese. Inutile l’eroica parata di De Sanctis sul penalty di Totò, preciso nel tapin. Evidentemente, questa non era la settimana dei Morgan…
MASSIMO AMBROSINI voto 5 – Massimo l’onesto o Massimo il furbacchione? Questo è il problema. Il confine tra le due definizioni è sottilissimo, quasi impercettibile. Il centrocampista rossonero che simula un contrasto in area col portiere bolognese Colombo, gli occhi che si rivolgono verso l’arbitro ed un gesto inequivocabile: il ditino che dice no, non è rigore. Un ditino precedente o successivo alla non assegnazione del penalty? Pochi millesimi di secondo per determinare una differenza enorme. Un conto è l’onestà vera e propria, un altro conto è voler scampare ad un’ammonizione per simulazione. Francamente, crediamo più nella seconda ipotesi.
MARIO BALOTELLI voto 4 – Votaccio per lui e per la sua settimana. Un concentrato dei classici errori balotelliani, infiniti e palesi. Mario si sente eroico, super, imbattibile ed indispensabile. Pensate, a nemmeno 20 anni crede di non poter meritare una sostituzione a gara in corso, prendendosela a chiare lettere col suo allenatore (Josè Mourinho, non certo l’ultimo arrivato). C’è poco da fare, lui è così. I media nostrani sbavano attorno a casi come il suo, e ci sguazzano dentro. Se ne parla tanto, fino all’emicrania, poi l’Inter senza di lui gioca meglio e vince che è un piacere. Ormai il grido di dolore è lacerante e quasi inutile. Che Balotelli la smetta, una volta per tutte, con questa presunzione immotivata e fastidiosa. Ne va della sua carriera, prima di ogni altra cosa.
A.C. MILAN voto 3 – E’ incredibile come una società di tale nome e blasone, talvolta riesca a rendersi quasi “buffa” agli occhi dei media. Il Milan di oggi, non ce ne vogliano a Via Turati, è ormai una fotocopia sbiadita di sé stesso. I periodi di magra ci sono, per carità. Ma questo dura già da un po’, e sull’altra sponda della città continuano a divertirsi. Eppure, fino a due settimane fa la squadra correva, giocava bene e vinceva. E’ bastata la sconfitta nel derby di ritorno per seppellire ogni residuo straccio di vitalità rossonera. Fuori dalla Coppa Italia e con due orribili pareggi (contro Livorno e Bologna) fuori anche dal discorso scudetto. Per non parlare di dirigenza e società. Galliani prende uno scarto dell’Inter e “zio Silvio” lo rimbrotta pubblicamente. Dove sei finito, grande Milan di una volta?
DAVIDE BALLARDINI voto 2 – Che cosa abbiano fatto i tifosi della Lazio per meritare una simile stagione, è difficile da capire. Da una parte un presidente snervante per presunzione e logorrea. Dall’altra, un tecnico che sembra aver smarrito testa, personalità e qualità. Il mister di Ravenna continua a collezionare un disastro dopo l’altro. Non ha un progetto tattico, e questo si è capito. Cambia modulo, cambia giocatori, li sposta da un ruolo all’altro, li sbatte in panchina. E così Biava da terzino passa a centrale; Radu da centrale a terzino; Diakitè da centrale a terzino e poi fuori squadra; Kolarov prima in difesa poi a centrocampo. Insomma, ci si capisce poco o nulla. E lui, Davide, in conferenza stampa non fa mea culpa e continua a prendersela con fattori esterni. In totale confusione.
FELIPE MELO voto 1 – Il centrocampista brasiliano è ormai divenuto un habitué del nostro pagellone. E ovviamente, il suo nome ristagna sempre nelle parti bassissime della graduatoria. Non ci siamo, proprio no. Accollare a lui le cause dell’inarrestabile disastro juventino ci sembra quantomeno ingeneroso. Tuttavia, l’atteggiamento del mediano verdeoro continua ad essere oltremodo indisponente. Ha grinta, voglia e forza fisica. Ma troppo spesso esagera, risultando irritante per bruttissimi falli e conseguenti risate ironiche dinanzi ai sacrosanti provvedimenti disciplinari. Felipe Melo deve calmarsi. Un conto è la verve agonistica, un conto è l’isterismo. Impari da Chiellini.
SICUREZZA NEGLI STADI voto 0 – Una ferita aperta, che forse mai riusciremo a cucire. Nonostante il tempo passi velocemente, continuiamo a vivere di esasperazione e violenza. I nostri stadi sono il peggio del peggio, ed è imbarazzante il modo in cui vengono gestiti. I provvedimenti dell’ex ministro dell’interno Pisanu sono ormai vecchi nel tempo. Tornelli, biglietti nominali, trasferte vietate alle tifoserie più pericolose. Disposizioni già ridicole di per sé, che evidenziano un’incapacità a gestire serenamente il fenomeno del tifo organizzato. Nonostante ciò, negli stadi italiani si continua a vedere di tutto ogni domenica. Dai fumogeni ai bomboni, dalla violenza al fuoco dei seggiolini bruciati. E i media? Preferiscono parlare delle festicciole di Ronaldinho. Tanto, finché non ci scappa il morto…
Alessio Nardo
alessio.nardo@libero.it
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