Una premessa è d’obbligo. Chi vi scrive non ha nulla contro l’Inter ed i suoi tifosi. Non c’è astio premeditato, non c’è un antipatia consolidata nel tempo. E’ solo ed esclusivamente l’evidenza dei fatti. L’Inter di oggi, oltre ad essere indiscutibilmente la squadra più forte in Italia, è anche un concentrato di elementi negativi che ogni settimana fanno discutere. La rabbia, la foga agonistica che spesso oltrepassa il limite dell’isterismo, l’istinto di intimidire arbitri ed avversari, l’evidente incapacità di perdere. Da parte di tutti: dai giocatori al tecnico, dalla società ai tifosi più esagitati. Quel che è accaduto sabato sera, durante la gara contro la Sampdoria, è l’emblema di tutto ciò. La serata della follia. Novanta minuti di rabbia collettiva verso un arbitro che, semplicemente, ha fatto il proprio dovere. Chi è intellettualmente onesto ha avuto il coraggio di denunciare un simile obrobrio. E anche noi, che non abbiamo l’Inter sulle scatole, lo facciamo.
PAOLO TAGLIAVENTO voto 10 – Il voto è esclusivamente simbolico. La prestazione dell’arbitro di Inter-Samp, a nostro parere, è stata tutt’altro che perfetta. Per rasentare l’impeccabilità, il ternano avrebbe dovuto cacciare almeno altri due interisti: Eto’o, colpevole di aver messo le mani addosso al direttore di gara dopo una sacrosanta ammonizione per simulazione, e Milito, reo di aver quasi spezzato una gamba a Palombo. Per non parlare dell’isterico Stankovic, praticante di uno sport particolare: l’urlo libero e costante in faccia all’arbitro. Insomma, se di perfezione dobbiamo parlare, Tagliavento perfetto non è stato. Perché 10 allora? Per il coraggio, comunque innegabile. Pochi altri direttori di gara avrebbero avuto la forza di presentarsi in casa Inter e punire ciò che di solito viene ignorato. Il tutto, nel bel mezzo di una tormenta. Le urla dei giocatori, le manette di Mourinho, la panuelada del pubblico. Tagliavento non si è fatto intimidire. Bravo.
CHRISTIAN ABBIATI voto 9 – La storia di questo portiere è un lungo romanzo da leggere e rileggere. Giovanissimo, fece il suo esordio in maglia rossonera nel 1999, approfittando della squalifica del “santone” Sebastiano Rossi. In pochi mesi, da semplice promessa Abbiati divenne punto fermo del Milan scudettato di Zaccheroni. Memorabile il suo volo a Perugia, in quell’ultima e decisiva giornata di campionato. Dopo undici anni, Christian è ancora lì a difendere quella porta. La sua carriera è stata una lotta continua, contro tutto e tutti. Non solo Milan, ma anche altre avventure più o meno fortunate con Juventus, Atletico Madrid e Torino. Una lotta continua dicevamo, con gli infortuni e soprattutto con Dida, abile a sottrargli il posto nel 2002 e generoso nel restituirglielo definitivamente otto anni dopo. Il rigore parato ieri a Barreto ha un sapore speciale. Stavolta, la porta del Milan non gliela toglie più nessuno.
MIRKO VUCINIC voto 8 – Ventisette anni, l’età più importante nella carriera di un calciatore. Mirko Vucinic sta vivendo questo momento in una sorta di limbo dorato. Fuoriclasse non è e non lo sarà mai, ma intanto un bel posto da titolare nella Roma è garantito. I tifosi lo stimano, ed anche Ranieri. Seconda punta agile, veloce e tecnicamente dotata. Quando è in palla, diventa difficilmente marcabile per qualsiasi difesa. Peccato che a volte si dimentichi di scendere in campo, risultando pressoché irritante. Ieri, però, contro il Catania si è vista la versione migliore di Mirko Vucinic. Senza Totti e Toni, l’attacco giallorosso era affidato quasi totalmente a lui. Ed il gioiello del Montenegro non ha deluso, sfoderando una prestazione superlativa. Gol da centravanti puro, abilità nel far salire la squadra, lotta continua con gli avversari. Un furore agonistico insolito, che lo ha persino portato a discutere animosamente con il compagno De Rossi. Meglio così. Se Vucinic fosse sempre questo, sarebbe di diritto nella top ten degli attaccanti più forti d’Europa.
ROBERT ACQUAFRESCA voto 7 – Bergamo l’inferno. Bergamo la maledizione. Bergamo, fortunatamente, il passato. A Robert Acquafresca, 22enne attaccante torinese, è bastato il cambio di maglia a gennaio per tornare a fare il suo mestiere: i gol. In estate, il Genoa pensò di prestarlo all’Atalanta, sperando di farlo crescere ulteriormente dopo i brillanti anni trascorsi a Cagliari. E invece, Acquafresca in Lombardia ha vissuto una sorta di incubo. Cinque mesi in nerazzurro conditi da un solo gol, peraltro su calcio di rigore. Il resto? Un concentrato di errori, occasioni sciupate, reti mancate. Ormai, Robert era diventato una riserva di lusso. Il Genoa, dopo essersi liberato di Floccari e Crespo, ha scelto di riportarlo a Marassi. I primi risultati sono stati a dir poco eccellenti. La prima partita per orientarsi, la seconda per inventarsi assist-man, la terza per tornare a segnare. Doppietta all’Udinese, e tanti saluti alla crisi. Rigenerato.
FELIPE DALBELO voto 6 – Di solito sono gli attaccanti a prendere le botte, rischiando ogni partita di subire gravi infortuni. Felipe Dias da Silva Dalbelo, attaccante non è. Bensì un difensore, peraltro ormai sufficientemente navigato. Eppure, sia in Europa che in Italia, sembra esistere una sorta di congiura nei suoi confronti. Nel giro di quattro giorni, il povero Felipe ha rischiato per ben due volte di donare le proprie caviglie ai medici. A Monaco di Baviera, in Champions League, un intervento a martello di Miroslav Klose per poco non si è rivelato fatale. Scampato pericolo? Macché. Ieri pomeriggio, la scena si è ripetuta durante Fiorentina-Livorno. Stavolta, la parte del Klose l’ha interpretata Davide Marchini. Stesso intervento, stesso rischio. Per giunta, medesimo risultato disciplinare. Niente rosso al tedesco così come all’amaranto. Come dire, le martoriate caviglie di Felipe sono a disposizione di chiunque. E ora, sotto a chi tocca.
FILIPPO TRAMONTANA voto 5 – Vi domanderete chi sia. Lo sanno bene i più fedeli telespettatori del programma sportivo “Diretta Stadio” regolarmente in onda su 7Gold. Trattasi di un giovane e talentuoso giornalista, impiegato nel ruolo di cronista ufficiale delle partite dell’Inter. Mica male, visto che il suo alter ego rossonero risponde al nome di Tiziano Crudeli, arcinoto urlatore delle tv locali lombarde. Tornando a Tramontana, troviamo la giusta occasione per riaprire l’amara pagina legata all’Inter. Ma stavolta, sotto una veste ironica. In diretta tv, durante la concitata sfida tra i nerazzurri e la Sampdoria, il giovane cronista ha inteso esaltare in questo modo la protesta dei tifosi interisti contro l’arbitro Tagliavento: “Attenzione! Fajolada del pubblico”. Caspita. In effetti, mangiare dei fagioli potrebbe essere originale come forma di dissenso. Peccato si trattasse di una “panuelada”, con tanto di fazzoletti bianchi al vento. Ma sì dai. Un lapsus, per quanto goffo, può capitare.
GERMAN DENIS voto 4 – Il Napoli di Walter Mazzarri sta vivendo il suo periodo d’involuzione. Un mese intero senza vittorie, con tre pareggi ed una sconfitta nelle ultime quattro gare. Il dato più allarmante è il numero dei gol realizzati: uno. E se allarghiamo il discorso all’attacco, notiamo come gli uomini del reparto offensivo azzurro non realizzino reti dallo scorso 10 gennaio. L’ultima volta, contro la Sampdoria, era stato proprio German Denis a timbrare il cartellino. Da quel momento in poi, basta. “El Tanke” argentino è rientrato nel tunnel in cui era finito ben presto la scorsa stagione. Tanto impegno, ma pochi fatti. Lento e pasticcione, mai in grado di dialogare con i compagni e soprattutto in difficoltà davanti alla porta. Contro l’Inter, otto giorni fa, fu capace di sbagliare l’impossibile. Anche ieri, a Siena ha commesso molti errori banali. Insomma, se Quagliarella dorme anche il buon German è ancora in pigiama.
RICCARDO FERRI voto 3 – Passano gli anni, cambiano i ruoli, ma certe qualità restano innate e intatte. Riccardino Ferri, di certo, non ha perso l’abilità nel “difendere”. Non più il proprio reparto, bensì la propria fede per nulla nascosta. Un ultras, più che un commentatore. Sempre fazioso, mai al di sopra delle parti, costantemente alla caccia di una buona parola per la sua Inter. La cosa più fastidiosa, è che il tutto avviene regolarmente in un’emittente nazionale. Retequattro, trasmissione Controcampo. Ormai a Mediaset devono aver perso il lume della ragione. Oltre al trio magico del nord (Inter, Juve e Milan) non c’è altro, se non qualche ospite occasionale. Non c’è dibattito se non vi è contraddittorio. Uno show del genere, dovrebbe essere mandato in onda nelle reti locali lombarde e piemontesi. E se c’è Ferri, magari, direttamente su Inter Channel.
GIAMPAOLO POZZO voto 2 – Della serie: la follia non conosce limiti. Stavolta non è Zamparini a rendersi protagonista dello scempio, ed è già una notizia. Ma chi ne fa le veci, si prende il lusso di interpretare al meglio il ruolo di mangia allenatori. Giampaolo Pozzo e l’Udinese hanno deciso di regalare due mesi alle proprie avversarie. Esonerare Marino e chiamare De Biasi, lo scorso 22 dicembre, per quanto discutibile era stata una scelta ben definita. Stop al calcio spettacolo, c’è bisogno di pragmatismo e punti in classifica. Ma l’impazienza è sempre lì, a rovinare tutto. A De Biasi non è stato concesso di portare a termine nemmeno il suo secondo mese alla guida dei friulani. Riecco Marino. Un’assurdità. Una squadra, così facendo, si scuote o si manda totalmente in confusione? La seconda.
CLAUDIO LOTITO voto 1 – Eccolo qui, il buon Claudio. Un altro degli habitué del nostro pagellone. E pensare che fino ad un paio di settimane fa, quasi quasi sentivamo la nostalgia delle sue uscite pubbliche, con tanto di citazioni in latino. Macché. Son bastati pochi giorni, e già il pensiero torna a quel lungo e dolce periodo di silenzio. Perché da quando Lotito ha ricominciato a parlare, ne ha dette fin troppe. Prima ha dato la colpa a Ballardini del mancato impiego di Ledesma, poi ha confidato che preferirebbe farsi ammazzare pur di non vendere la Lazio. Infine, ha lanciato il solito attacco al palazzo, reo di voler affossare la propria squadra. Insomma, in quindici giorni Lotito ha recuperato il silenzio di mesi e mesi. Il tutto per la disperazione dei tifosi della Lazio, che sabato prossimo (in occasione del match contro la Fiorentina) sciopereranno contro una gestione societaria che ormai rasenta il disastro.
F.C. INTERNAZIONALE voto 0 – Chiusura in bellezza dedicata a questa squadra, tanto forte quanto insopportabile. Fino a pochi anni fa, l’Inter si ergeva ad esempio morale del calcio italiano. Vedete la Juve? Loro sono i cattivi, i disonesti. Noi siamo quelli puliti. Tutto vero, a quei tempi. Ma oggi? Come stanno le cose? In poco meno di un lustro, l’Inter si è presa il potere, il palazzo, i giornali, i media. Ha acquisito le caratteristiche peggiori degli ex potenti, interpretandone ruolo e comportamenti. Massimo Moratti è lì, immerso nel suo eterno ruolo di gran signore, a bearsi del proprio potere. La squadra, oltre alle qualità tecniche, è un concentrato di rabbia, isterismo e cattiveria. Dulcisinfundo, l’allenatore. Personaggio arrogante e maleducato, manipolatore mediatico ed aizzatore di folle. L’Inter è anche tutto ciò, signori. Che qualcuno ripulisca questa nobile squadra da tali orrori.
Alessio Nardo
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