<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Campionato Serie A - Calcio e Calcio Mercato &#187; Il pagellone del lunedì</title>
	<atom:link href="http://www.campionatoseriea.net/category/rubriche-speciali/il-pagellone-del-lunedi/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.campionatoseriea.net</link>
	<description>Blog sul campionato Serie A, ma non solo, calcio mercato e risultati di calcio, calcio internazionale e tanto altro.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 21:48:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<atom:link rel='hub' href='http://www.campionatoseriea.net/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Il pagellone del 2010</title>
		<link>http://www.campionatoseriea.net/il-pagellone-del-2010.html</link>
		<comments>http://www.campionatoseriea.net/il-pagellone-del-2010.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il pagellone del lunedì]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.campionatoseriea.net/?p=22551</guid>
		<description><![CDATA[Un altro anno è trascorso veloce, portandosi via mesi di grande calcio, vittorie, amarezze e coppe alzate al cielo. Il 2011 è alle porte, ma come ogni dodici mesi è giusto tracciare un bilancio e assegnare oscar più o meno &#8216;nobili&#8217;. Sacrosanto il premio speciale all&#8217;Inter campione di tutto, ed una nota consolatoria per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un altro anno è trascorso veloce, portandosi via mesi di grande calcio, vittorie, amarezze e coppe alzate al cielo. Il 2011 è alle porte, ma come ogni dodici mesi è giusto tracciare un bilancio e assegnare oscar più o meno &#8216;nobili&#8217;. Sacrosanto il premio speciale all&#8217;Inter campione di tutto, ed una nota consolatoria per la Roma, punti alla mano miglior squadra italiana dell&#8217;anno pur senza trofei all&#8217;attivo. Doveroso celebrare l&#8217;estasi del futbolo spagnolo, giunto all&#8217;apice di un glorioso cammino con il trionfo in Sudafrica. Anno di mondiali, di liete notizie e clamorosi bluff: oltre al flop italiano (il più fragoroso, in quanto campioni in carica) da ricordare le misere figure di Inghilterra e Francia e la sorprendente caduta della superfavorita Seleçao. Chi ha volato in terra nera, oltre a Iniesta e compagni, sono stati la Germania di Low e il biondo rapace Diego Forlan, trascinatore dell&#8217;Uruguay. Qualche nome eccellente (da Maradona a Robben) resta fuori per questioni di&#8230;spazio. Tant&#8217;è. Buon pagellone, e buon anno nuovo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>F.C. INTERNAZIONALE voto 10 &#8211; </strong>Impossibile non partire da loro, dai campioni di tutto. Cinque trofei in un solo anno, il sesto sfuggito per poco. Nessuno nel 2010 ha fatto quel che ha fatto l&#8217;Inter. Da gennaio a maggio l&#8217;armata indistruttibile di José Mourinho ha dominato l&#8217;Europa e conquistato il trono di Madrid. Eccelso lo Special nella certosina costruzione di una squadra super: senza prime donne, densa di leader e uomini cardine. Imperiosa la difesa, solido il centrocampo, meravigliosamente efficace l&#8217;attacco con Eto&#8217;o e soprattutto Diego Milito a farla da padroni. Triplete da sogno con tanto di Champions riportata ad Appiano Gentile dopo 45 anni, e tanto per gradire altre due gemme: la Supercoppa Italiana e il mondiale per club. Non è finita bene, con Benitez messo alla porta ed una squadra complessivamente da rifondare. Ma aldilà di questo, il 2010 è e resta l&#8217;anno dell&#8217;Inter. Un percorso trionfale difficilmente ripetibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CALCIO SPAGNOLO voto 9 &#8211; </strong>Lo zuccherino dell&#8217;Atletico Madrid in Europa League non poteva bastare. Serviva il colpo grosso, il grande evento, la scalata al trono più ambito del pianeta. Il mondiale in Sudafrica era la migliore chance per affermare l&#8217;attuale supremazia spagnola nel mondo, dopo il prestigioso successo del 2008 agli Europei di Austria e Svizzera. Al timone Vicente Del Bosque, padre sergente, ideale e saggia guida di un gruppo giovane e competitivo. Squadra fortissima, probabilmente la più forte delle 32 partecipanti, organico alla mano. Il segreto? L&#8217;ossatura del Barcellona: Piqué, Puyol, Xavi, Busquets, Iniesta, Villa. Campioni straordinari, leader di un gruppo capace di superare lo shock della sconfitta inaugurale contro la Svizzera (0-1, gol di Fernandes) e giungere fino in fondo alzando al cielo di Johannesburg la coppa più bella. Trionfo strameritato, emblema di una superiorità evidente anche a livello di club. Barça e Real, senza dubbio, sono al giorno d&#8217;oggi i dream team del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>JOACHIM LOW voto 8 &#8211; </strong>Spazio e onore non solo ai vincitori, ma anche ai vinti. La Germania di Joachim Low non è riuscita ad agganciare l&#8217;Italia a quota quattro trionfi iridati nella storia, ma in Sudafrica ha certamente dato spettacolo. Merito di un allenatore serio, preparato e in gamba, abile a costruire ed amalgamare un gruppo di ottimi interpreti fornendogli i segreti di un gioco a dir poco spumeggiante. Eravamo abituati alla Germania ruvida e granitica dei tempi antichi: in Sudafrica abbiamo visto &#8216;samba&#8217; e gol. Quattro schiaffi all&#8217;Inghilterra di Capello, altri quattro all&#8217;Argentina di Maradona. Prima d&#8217;incrociare la Spagna benedetta dalla storia e cadere sotto l&#8217;incornata letale di Puyol. Terzo posto, molti rimpianti, ma un lavoro complessivo comunque d&#8217;applausi. Diceva Lineker:<em> &#8220;Il mondiale è quella competizione in cui partecipano 32 squadre e la Germania arriva sino in fondo&#8221;.</em> Anche stavolta è andata così.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DIEGO FORLAN voto 7 &#8211; </strong>L&#8217;angelo biondo di Montevideo ha vissuto il suo anno magico, speciale, indimenticabile. Certo, l&#8217;altro Diego (Milito) ha fatto anche di meglio, trascinando l&#8217;Inter alla conquista del magico triplete. Ma a differenza del &#8216;Principe&#8217;, Forlan ha saputo farsi notare anche nel mondiale sudafricano. Da non sottovalutare la scalata dell&#8217;Atletico Madrid in Europa League: sarà anche una competizione minore, ma chi la vince merita gli onori della cronaca. L&#8217;ex United e Villarreal è stato leader e forza d&#8217;urto dei &#8216;colchoneros&#8217;, molto più del tanto lodato Sergio Aguero, realizzando nella finale d&#8217;Amburgo contro il Fulham la doppietta decisiva. E poi il Sudafrica, l&#8217;Uruguay, un quarto posto memorabile. Cinque gol per confermarsi, a 31 anni, uno dei più forti e sottovalutati bomber del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A.S. ROMA voto 6 &#8211; </strong>Non dev&#8217;esser facile essere la squadra migliore dell&#8217;anno a livello nazionale e ritrovarsi senza nemmeno mezzo trofeo in mano. E&#8217; stata una stagione un po&#8217; così per la Roma: bella, emozionante ma al contempo densa di cocenti rimpianti. A gennaio nessuno poteva nemmeno immaginare una scalata scudetto dei giallorossi, rimessi in sesto dal sergente Ranieri dopo i cocci post dimissioni spallettiane. Ma vittoria dopo vittoria, la Lupa si è ritrovata lassù davanti a tutti. Prima in classifica, a quattro giornate dalla fine. Poi la Samp, la devastante serata autografata Pazzini e i sogni in fumo. Frustrazione accentuata dalle sconfitte in Coppa Italia e Supercoppa Italiana, che tuttavia non nascondono il dato più eclatante: maggior numero di punti e di vittorie nel 2010. Nessuno come la Roma, ma nella vita contano le vittorie, i trofei, le coppe. Che nella Capitale non sono arrivati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ZLATAN IBRAHIMOVIC voto 5 &#8211; </strong>Archiviando il primo segmento della nuova stagione, inutile dirvi come Re Zlatan sia stato uno dei grandi sconfitti dell&#8217;anno solare. Lui, che nell&#8217;estate del 2009 lasciò in fretta e furia l&#8217;Inter affermando che in nerazzurro &#8216;era impossibile ipotizzare di vincere a livello internazionale&#8217;. Mai autogol fu più clamoroso: Ibra al Barça è stato un mezzo flop. Nonostante il numero di gol realizzati, egli non s&#8217;è mai integrato alla perfezione nei meccanismi blaugrana, risultando a conti fatti un corpo avulso dalla magica orchestra catalana. Dodici mesi per maturare un divorzio frettoloso ma inevitabile. E sulla sponda interista? Vittorie, successi, sbronze da triplete. Zlatan di certo ha sofferto dentro, ma da lottatore e guerriero ha percorso la più gustosa delle strade che portano alla vendetta: l&#8217;approdo al Milan. Questa è un&#8217;altra storia, riguardante il 2011.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SELECAO voto 4 &#8211; </strong>Nel pagellone mondiale assegnammo un 5,5 piuttosto generoso e comprensivo all&#8217;armata verdeoro guidata da Carlos Dunga. In effetti, il percorso del Brasile in Sudafrica si è interrotto per pure casualità: un goffo autogol, un momento di buio generale costato l&#8217;eliminazione ai quarti di finale contro l&#8217;Olanda di Sneijder e Robben. Triste conclusione di un&#8217;avventura potenzialmente storica e vincente. Agli atti resta il secondo fallimento mondiale consecutivo, per giunta consacratosi dopo una rivoluzione d&#8217;idee e gioco imposta dal generale Carlos: Brasile samba e spettacolo? Macché. Pragmatismo e gioco europeo, show zero e risultati. Un percorso nuovo per nulla gradito dalla torçida brasileira, peraltro furiosa per le mancate convocazioni di Pato e Ronaldinho. Dunga ha rischiato compiendo scelte impopolari e sperando in un percorso netto, senza svarioni. Invece, con l&#8217;Olanda è arrivato il flop. Dura lezione di calcio e vita: da potenziale Re a pasticcione incompetente. Strane e bizzarre logiche del mondo del futbol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FABIO CAPELLO voto 3 &#8211; </strong>Stavolta il più vincente dei vincenti ha fallito miseramente il suo obiettivo. Don Fabio da Pieris, alle prese con un compito duro e arduo, non ha affatto restituito gloria e onore all&#8217;Inghilterra, immergendola nell&#8217;ennesima figura barbina di una storia mondiale ormai malinconica. Eppure, il 64enne dal palmares invidiabile fu accolto da &#8216;King&#8217; dal popolo britannico, convinto di aver finalmente trovato la guida idonea per trascinare Rooney e compagni ad una memorabile scalata internazionale. Tutto era andato bene: il girone di qualificazione, stravinto quasi a punteggio pieno. Le premesse c&#8217;erano, la squadra era forte, i singoli super. Poi, al momento del dunque, Capello e i suoi si son persi nei soliti difetti già evidenziati durante l&#8217;era Eriksson.  Squadra senza gioco né idee, scarsa compattezza e poca cattiveria. Gironcino deludente, qualificazione agli ottavi stentata e quattro pugni nello stomaco incassati dalla Germania supersonica. Addio Sudafrica, addio ambizioni di vittoria. Per Capello un brutto risveglio da un potenziale grande sogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RICCARDO GARRONE voto 2 &#8211; </strong>E pensare che a giugno, il voto da assegnare al vecchio patron blucerchiato oscillava dal 9 al 10 e lode. Merito di un lavoro condotto alla grande e con saggezza: squadra ben costruita da una dirigenza capace e affidata ad un ottimo allenatore. Risultato? Storico: 4° posto, qualificazione in Champions e tifoseria doriana in totale delirio. Poi, è successo qualcosa. Qualcosa d&#8217;inspiegabile, d&#8217;immotivato. Di certo, autolesionistico. La fuga di Delneri e Marotta verso la Juve richiedeva una duplice sostituzione di qualità: buona la soluzione Di Carlo per la panchina, discutibile la scelta di Gasparin quale nuovo direttore principe dell&#8217;area dirigenziale (rapporto peraltro conclusosi nel giro di pochi mesi). La squadra non è stata rinforzata in vista del preliminare di Champions, e il ko con il Werder ha ridimensionato sogni e progetti. Poi, il caso Cassano. Fantantonio messo alla porta e congedato per un paio d&#8217;insulti, squadra lasciata allo sbando e in preda ad una rapida nvoluzione. Caro Garrone, ma cosa ha combinato? Nel 2011 ci sarà molto da ricostruire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA voto 1 &#8211; </strong>Quattro anni dopo, il disastro. Eppure non sembra passato così tanto tempo dalle meravigliose gioie di Berlino. Ma il tempo trascorre veloce e impietoso, lasciando dietro di sé ricordi sempre più lontani. L&#8217;Italia del calcio si è fermata al 2006. Nessuna evoluzione sul piano tecnico, nessun elemento nuovo di spessore, simbolo di un movimento in crisi nera che in quel glorioso 9 luglio a Berlino intonò il canto del cigno. Marcello Lippi ha tentato di riproporre più o meno la medesima ricetta dell&#8217;ultimo mondiale con pochi e ininfluenti innesti. La squadra è apparsa svuotata, finendo ultima in un girone abbordabile. Il peggio? E&#8217; avvenuto dopo. L&#8217;unico a farsi da parte (per motivi forzatamente contrattuali) è stato il ct. Gli altri, tutti rimasti al loro posto. E&#8217; arrivato Prandelli con le sue idee e la sua positività. Ma continuano a mancare gli uomini giusti per un ricambio generazionale. Ci mancano i campioni, le grandi personalità, i leader.  Senza una svolta non andremo lontano. Nonostante l&#8217;impegno di Cesare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RAYMOND DOMENECH voto 0 &#8211; </strong>Eccolo, il peggiore di tutti. Il vero &#8216;disaster man&#8217; del 2010. Dopo l&#8217;oscena figura rimediata agli Europei del 2008, la Francia ha saputo fare ancor peggio in Sudafrica: un punto in tre partite contro Uruguay, Messico e Sudafrica. La rappresentazione ideale di una squadra allo sbando senza valida guida al comando. Intendiamoci: il calcio transalpino, a differenza di quello italiano, avrebbe elementi giovani e validi ricambi per i vecchi senatori. Ma il confuso Raymond, forse guidato da goffi e bizzarri suggerimenti astrologici, ha preso un pezzo di carta e stilato convocazioni perlomeno discutibili, lasciando a casa gente fresca e giovane come Mexés, Ménez, Nasri e Benzema. Egli non ha saputo gestire il gruppo, coadiuvando la creazione di continui casi in seno allo stesso e contribuendo alla devastazione del collettivo. Un autentico flop, peraltro ampiamente prevedibile. Solo la dormiente federazione francese è sembrata ignara di tutto ciò, lasciando ai vertici della nazionale un personaggio delegittimato dalla squadra. Così si è chiuso un quadriennio di soli fallimenti. E pensare che solo 4 anni fa, Domenech arrivò ad un passo dal diventare campione del mondo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessio Nardo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>alessio.nardo@libero.it</em></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.campionatoseriea.net/il-pagellone-del-2010.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;editoriale di Luca Parmigiani</title>
		<link>http://www.campionatoseriea.net/leditoriale-di-luca-parmigiani-29.html</link>
		<comments>http://www.campionatoseriea.net/leditoriale-di-luca-parmigiani-29.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 13:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il pagellone del lunedì]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.campionatoseriea.net/?p=12925</guid>
		<description><![CDATA[Dibattiti, provocazioni, risse, calci, polemiche e liti: il finale di campionato è stato solo questo…purtroppo. Litigiosità a livelli esasperati, politici che invece di pensare a un Paese che va a rotoli si preoccupano dei casi calcistici, il tutto amplificato dai media. La drammatizzazione dell’evento sportivo ormai è una caratteristica principe dell’universo dei media: inutile parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Dibattiti, provocazioni, risse, calci, polemiche e liti: il finale di campionato è stato solo questo…purtroppo.

Litigiosità a livelli esasperati, politici che invece di pensare a un Paese che va a rotoli si preoccupano dei casi calcistici, il tutto amplificato dai media.

La drammatizzazione dell’evento sportivo ormai è una caratteristica principe dell’universo dei media: inutile parlare dei bei gesti, di storie appassionanti: il pubblico si cattura solo se c’è la notizia, quella per cui se ne parla giorni e giorni, i famosi “casi” con commenti e opinioni infinite.

Cosa genera ciò? Un aumento della pressione spropositato,  una crisi di nervi che ovviamente si ripercuote su tutto il calcio, quello giocato.

Domenica in palio c’erano obiettivi nobili, obiettivi per cui si è lottato per tanto tempo: scudetto, Champion’s e salvezza. Ma nessuno ne ha parlato, in quel barile senza fondo delle polemiche che hanno riempito pagine di giornali e ore di diretta televisiva.

Il clima esasperato ovviamente non porta a vedere delle partite belle e spettacolari: ormai tutto si gioca sul filo dell’eterno dubbio, dell’eterno sospetto(anche se alcune volte a buon ragione, come accaduto anche quest’anno).

Rimane un finale di stagione avvincente, perché il titolo si giocherà all’ultima giornata tra un’Inter magnifica in cerca del triplete(dopo la prima affermazione in Coppa Italia) e una Roma stratosferica che conclude un campionato al di sopra di ogni aspettativa (a novembre era in zona retrocessione e questo dà l’idea di un campionato che comunque resterà pazzesco per i giallorossi).

L’altro traguardo da raggiungere è l’ultimo posto in Champion’s, che se lo contenderanno Sampdoria e Palermo, con i blucerchiati avanti di due punti.

Anche in questo caso, due sorprese si giocano il posto nell’Europa dei Grandi e qualunque sia l’esito, si meritano entrambi molti applausi.

Tutto questo però attiene al calcio giocato, che una volta la faceva da padrone. Ora invece il calcio giocato sembra la conseguenza del vero imperatore, che è il calcio parlato. Con tutti gli effetti che ne derivano. Negativi naturalmente.

<strong>Luca Parmigiani</strong>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.campionatoseriea.net/leditoriale-di-luca-parmigiani-29.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

